Ho appena finito di scrivere una mail ad una cara amica, anche se scritta di getto e senza molte riflessioni (e senza molto stile), in parte racconta gli ultimi tempi qui in Ecuador. Ed era un po' quello che volevo scrivere sul blog (e mi risparmio la fatica), così la riporto tale e quale.
ciao, che piacere ricevere queste righe!
il mio cammino di avvicinamento all' amazzonia va a rilento, com’ è giusto che sia, rispettando i tempi ecuadoriani...
sono stato un mese a Quito, un po' di autoformazione leggendo documenti lasciati dal capo progetto (una quantità infinita di documenti!) giusto per non arrivare in amazzonia totalmente impreparato. Ma impreparato ci arriverò comunque: leggere testi nell’ufficio di Quito può aiutare a farsi un' idea ma al tempo stesso mi ha fatto capire che troverò un mondo talmente diverso che comunque mi sorprenderà (spero positivamente..).
Da una ventina di giorni sono a macas, una cittadina del sud alle porte dell’amazzonia, dove c’è l’ ufficio della controparte locale del progetto. Non è male come cittadina, per gli standard ecuadoriani (il bello del paese non sta esattamente nelle città, a parte il centro storico di Quito e Cuenca, ma nella natura e paesaggi), l' ufficio è in mezzo al verde con uccellini che cinguettano e galline che scorrazzano...c è un bel clima, fa un caldo giusto e c è una buona brezza costante. Sullo sfondo c' è la catena montuosa kutuku che divide, e mi divide, dalla foresta vera e propria.
In questi giorni sto organizzando dati e informazioni che ha portato Bolivar, un tecnico locale Achuar (il gruppo indigeno che vive in questa parte dell’amazzonia: stiamo scrivendo dei piani di gestione territoriale. Gli Achuar sono sempre stati nomadi ma da una ventina d’ anni si sono stabiliti in piccole comunità (anche solo di poche famiglie). E' successo che la relazione con la città (e il mondo fuori-selva) è aumentata: le comunità hanno piccole piste di atterraggio lunghe meno di un chilometro, giusto per dei piccoli aeroplanini da 4 o 6 posti (che poi sono quelli su cui viaggerò io...) ed è l unico modo per arrivarci (a piedi sarebbero giorni e giorni nella foresta. Si sono create scuole e centri di salute...insomma la gente ha iniziato a stabilirsi attorno a piste e scuole abbandonando il nomadismo.
Il fatto è che gli Achuar vivono di caccia e raccolta, e finché erano nomadi andava bene, ma una volta stabiliti, la caccia e la raccolta si sono concentrate in un area ben definita, la pressione sulle risorse naturale è aumentata e se ne trovano sempre meno.
Da qui l’idea di scrivere, con le comunità, anzi su idea della comunità, dei piani di gestione delle risorse naturali, per dare delle regole al loro sfruttamento, creare zone in cui sia vietato cacciare, aree di riserva, o vietare la caccia di certe specie particolarmente a rischio (alcune scimmie, di cui gli Achuar vanno ghiotti, un tipo di tigre ormai in estinzione, anch’ essa, sembra, molto prelibata, e certi tipi di pappagalli).
Uno pensa che tutto ciò che sia antico, tradizionale, sia buono, paragonato al mondo moderno....ma oggettivamente qui bisogna ricredersi..
Gli Achuar vivevano bene fino a quando erano nomadi (e sul fatto che non siano più nomadi possiamo sì dare le colpe al mondo moderno, l' uomo bianco è entrato in amazzonia, mica ne sono usciti gli Achuar, e le abitudini sono cambiate), 7000 persone in tutto in una foresta immensa: risorse naturali in abbondanza e nessun problema di sfruttamento delle stesse.
Ora che non è più così e bisogna riconsiderare le tradizioni Achuar, forse metterle un po' in dubbio. Ti faccio un esempio: il sistema tradizionale di pesca Achuar è gettare barbasco nei fiumi. Il barbasco è un potente veleno estratto da una pianta. Ebbene, si uccidono tutti i pesci, e si raccolgono: tutti i pesci, anche quelli minuscoli appena nati, anche pesci femmina con le uova....e lo stesso con le scimmie, si cacciano tutte le scimmie, anche quelle piccole, anche le mamme con in grembo i figli.
Insomma così, adesso, senza più nomadismo, il sistema Achuar-foresta non è più in equilibrio. Ecco il perché dei piani di gestione: alcune limitazioni alla caccia, alla pesca, anche alla raccolta di frutti dell’amazzonia (pensa che tradizionalmente, per raccogliere i frutti in cima alle palme, si buttava giù l' intero albero!)
Ecco questo è quello a cui mi dedicherò nei prossimi mesi, adesso ormai è tempo di vacanze (ritmi ecuadoriani) per cui entrerò alle comunità in gennaio. E sarò impreparato davanti a questo popolo che parla in Achuar (e poco spagnolo), che vive di caccia, che per prendere decisioni importanti si affida allo sciamano (che per avere visioni sul futuro assume allucinogeni, la hayauasca), che discute di affari importanti alle 3 di mattina.
Alle 3 di mattina gli Achuar si svegliano (!) e le famiglie si riuniscono a bere guayusa (una sorta di te caldo)...ne bevono così tanta fino a vomitare volontariamente...dicono che serve a pulire lo stomaco..e poi recuperano le forze con la chicha (una bevanda di yucca fermentata)...è il momento strategicamente più importante della giornata, per stare con loro.
E quindi sono parecchio curioso di entrare in foresta!
Non so come sarà l’ impatto con un mondo così diverso. Mi affido al fatto che credo di aver capito, ultimamente, che le differenze culturali sono affascinanti, interessanti ma che siamo in qualche modo portati a enfatizzarle, ingigantirle, e spesso perdiamo di vista l' uomo come specie, come homo sapiens sapiens,mammifero euterio, primate bipede, appartenente alla famiglia degli ominidi. E come essere umano, biologico, l’uomo funziona allo stesso modo in tutto il mondo, e la stragrande maggioranza delle sue azioni è dettata dai suoi bisogni naturali, necessità di sopravvivenza, che sono uguali dappertutto.
Perché consideriamo un gatto giapponese uguale a un gatto italiano e non possiamo considerare un uomo Achuar uguale a un uomo italiano (milanese per giunta!)....
bueno, a gennaio forse ci capirò qualcosa di più!
ti mando un abbraccio grande, a te e a tutta la tua bella famiglia!
marco
9 dicembre 2009
1 dicembre 2009
Nor any drop to drink
C' è grossa crisi.
Crisi idrica, crisi energetica: qui in Ecuador, secondo il calendario, saremmo in piena stagione umida già da un po' e invece il sole splende, caldo, tutti i giorni. Al verbo splendere si dovrebbe,però, togliere ormai qualsiasi connotazione positiva...
Ho scritto un articolo per Acra sull' argomento:
http://www.acra.it/index.php?option=com_content&view=article&id=417:clima-emergenza-idrica-in-america-latina&catid=60:dai-progetti&Itemid=79
..e rileggetevi Coleridge!
Crisi idrica, crisi energetica: qui in Ecuador, secondo il calendario, saremmo in piena stagione umida già da un po' e invece il sole splende, caldo, tutti i giorni. Al verbo splendere si dovrebbe,però, togliere ormai qualsiasi connotazione positiva...
Ho scritto un articolo per Acra sull' argomento:
http://www.acra.it/index.php?option=com_content&view=article&id=417:clima-emergenza-idrica-in-america-latina&catid=60:dai-progetti&Itemid=79
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