Ho appena finito di scrivere una mail ad una cara amica, anche se scritta di getto e senza molte riflessioni (e senza molto stile), in parte racconta gli ultimi tempi qui in Ecuador. Ed era un po' quello che volevo scrivere sul blog (e mi risparmio la fatica), così la riporto tale e quale.
ciao, che piacere ricevere queste righe!
il mio cammino di avvicinamento all' amazzonia va a rilento, com’ è giusto che sia, rispettando i tempi ecuadoriani...
sono stato un mese a Quito, un po' di autoformazione leggendo documenti lasciati dal capo progetto (una quantità infinita di documenti!) giusto per non arrivare in amazzonia totalmente impreparato. Ma impreparato ci arriverò comunque: leggere testi nell’ufficio di Quito può aiutare a farsi un' idea ma al tempo stesso mi ha fatto capire che troverò un mondo talmente diverso che comunque mi sorprenderà (spero positivamente..).
Da una ventina di giorni sono a macas, una cittadina del sud alle porte dell’amazzonia, dove c’è l’ ufficio della controparte locale del progetto. Non è male come cittadina, per gli standard ecuadoriani (il bello del paese non sta esattamente nelle città, a parte il centro storico di Quito e Cuenca, ma nella natura e paesaggi), l' ufficio è in mezzo al verde con uccellini che cinguettano e galline che scorrazzano...c è un bel clima, fa un caldo giusto e c è una buona brezza costante. Sullo sfondo c' è la catena montuosa kutuku che divide, e mi divide, dalla foresta vera e propria.
In questi giorni sto organizzando dati e informazioni che ha portato Bolivar, un tecnico locale Achuar (il gruppo indigeno che vive in questa parte dell’amazzonia: stiamo scrivendo dei piani di gestione territoriale. Gli Achuar sono sempre stati nomadi ma da una ventina d’ anni si sono stabiliti in piccole comunità (anche solo di poche famiglie). E' successo che la relazione con la città (e il mondo fuori-selva) è aumentata: le comunità hanno piccole piste di atterraggio lunghe meno di un chilometro, giusto per dei piccoli aeroplanini da 4 o 6 posti (che poi sono quelli su cui viaggerò io...) ed è l unico modo per arrivarci (a piedi sarebbero giorni e giorni nella foresta. Si sono create scuole e centri di salute...insomma la gente ha iniziato a stabilirsi attorno a piste e scuole abbandonando il nomadismo.
Il fatto è che gli Achuar vivono di caccia e raccolta, e finché erano nomadi andava bene, ma una volta stabiliti, la caccia e la raccolta si sono concentrate in un area ben definita, la pressione sulle risorse naturale è aumentata e se ne trovano sempre meno.
Da qui l’idea di scrivere, con le comunità, anzi su idea della comunità, dei piani di gestione delle risorse naturali, per dare delle regole al loro sfruttamento, creare zone in cui sia vietato cacciare, aree di riserva, o vietare la caccia di certe specie particolarmente a rischio (alcune scimmie, di cui gli Achuar vanno ghiotti, un tipo di tigre ormai in estinzione, anch’ essa, sembra, molto prelibata, e certi tipi di pappagalli).
Uno pensa che tutto ciò che sia antico, tradizionale, sia buono, paragonato al mondo moderno....ma oggettivamente qui bisogna ricredersi..
Gli Achuar vivevano bene fino a quando erano nomadi (e sul fatto che non siano più nomadi possiamo sì dare le colpe al mondo moderno, l' uomo bianco è entrato in amazzonia, mica ne sono usciti gli Achuar, e le abitudini sono cambiate), 7000 persone in tutto in una foresta immensa: risorse naturali in abbondanza e nessun problema di sfruttamento delle stesse.
Ora che non è più così e bisogna riconsiderare le tradizioni Achuar, forse metterle un po' in dubbio. Ti faccio un esempio: il sistema tradizionale di pesca Achuar è gettare barbasco nei fiumi. Il barbasco è un potente veleno estratto da una pianta. Ebbene, si uccidono tutti i pesci, e si raccolgono: tutti i pesci, anche quelli minuscoli appena nati, anche pesci femmina con le uova....e lo stesso con le scimmie, si cacciano tutte le scimmie, anche quelle piccole, anche le mamme con in grembo i figli.
Insomma così, adesso, senza più nomadismo, il sistema Achuar-foresta non è più in equilibrio. Ecco il perché dei piani di gestione: alcune limitazioni alla caccia, alla pesca, anche alla raccolta di frutti dell’amazzonia (pensa che tradizionalmente, per raccogliere i frutti in cima alle palme, si buttava giù l' intero albero!)
Ecco questo è quello a cui mi dedicherò nei prossimi mesi, adesso ormai è tempo di vacanze (ritmi ecuadoriani) per cui entrerò alle comunità in gennaio. E sarò impreparato davanti a questo popolo che parla in Achuar (e poco spagnolo), che vive di caccia, che per prendere decisioni importanti si affida allo sciamano (che per avere visioni sul futuro assume allucinogeni, la hayauasca), che discute di affari importanti alle 3 di mattina.
Alle 3 di mattina gli Achuar si svegliano (!) e le famiglie si riuniscono a bere guayusa (una sorta di te caldo)...ne bevono così tanta fino a vomitare volontariamente...dicono che serve a pulire lo stomaco..e poi recuperano le forze con la chicha (una bevanda di yucca fermentata)...è il momento strategicamente più importante della giornata, per stare con loro.
E quindi sono parecchio curioso di entrare in foresta!
Non so come sarà l’ impatto con un mondo così diverso. Mi affido al fatto che credo di aver capito, ultimamente, che le differenze culturali sono affascinanti, interessanti ma che siamo in qualche modo portati a enfatizzarle, ingigantirle, e spesso perdiamo di vista l' uomo come specie, come homo sapiens sapiens,mammifero euterio, primate bipede, appartenente alla famiglia degli ominidi. E come essere umano, biologico, l’uomo funziona allo stesso modo in tutto il mondo, e la stragrande maggioranza delle sue azioni è dettata dai suoi bisogni naturali, necessità di sopravvivenza, che sono uguali dappertutto.
Perché consideriamo un gatto giapponese uguale a un gatto italiano e non possiamo considerare un uomo Achuar uguale a un uomo italiano (milanese per giunta!)....
bueno, a gennaio forse ci capirò qualcosa di più!
ti mando un abbraccio grande, a te e a tutta la tua bella famiglia!
marco
9 dicembre 2009
1 dicembre 2009
Nor any drop to drink
C' è grossa crisi.
Crisi idrica, crisi energetica: qui in Ecuador, secondo il calendario, saremmo in piena stagione umida già da un po' e invece il sole splende, caldo, tutti i giorni. Al verbo splendere si dovrebbe,però, togliere ormai qualsiasi connotazione positiva...
Ho scritto un articolo per Acra sull' argomento:
http://www.acra.it/index.php?option=com_content&view=article&id=417:clima-emergenza-idrica-in-america-latina&catid=60:dai-progetti&Itemid=79
..e rileggetevi Coleridge!
Crisi idrica, crisi energetica: qui in Ecuador, secondo il calendario, saremmo in piena stagione umida già da un po' e invece il sole splende, caldo, tutti i giorni. Al verbo splendere si dovrebbe,però, togliere ormai qualsiasi connotazione positiva...
Ho scritto un articolo per Acra sull' argomento:
http://www.acra.it/index.php?option=com_content&view=article&id=417:clima-emergenza-idrica-in-america-latina&catid=60:dai-progetti&Itemid=79
..e rileggetevi Coleridge!
25 novembre 2009
Del Chapapote a Coan Coan
El 13 de noviembre de 2002 Apostolus Mangouras observa con cierta preocupación el mapa naval en su escritorio. El buque bajo su mando acaba de entrar en un espacio marítimo cuyo nombre es, por lo menos, siniestro: Costa da Morte. Le llaman así por los numerosos naufragios que tuvieron lugar aquí, donde el mar se reúne con el océano. Y nunca es amor a primera vista.
El mismo día, un comerciante español llama el Servicio de Guardacostas:
- He perdido 200 troncos en el mar mientras que navegaba cerca de la costa de Galicia! -. Un tipo despistado, el comerciante.
Los troncos flotan arrastrados por la corriente. No es un buen día, está en marcha una tormenta con vientos de fuerza nueve y olas tan altas como casas de tres pisos.
Apostolus lleva bastante tiempo con el timón de la nave en sus manos, ha dejado San Petersburgo un par de semanas antes y ya ha hecho escala en Letonia y en Inglaterra ..
Conoce de memoria todos los crujidos y chirridos del monocasco bajo sus pies.
De repente, un ruido nuevo. Un fuerte golpe, un rugido. Nada que ver con el oxido de la nave. Corre para ver lo que pasó. En el costado derecho del Prestige se ha abierto una grieta. Es el mismo lado que había hecho arreglar un año y medio antes en un astillero chino, tal vez no era un trabajo perfecto. Pero hasta la fecha había aguantado y no había costado mucho dinero.
Mientras sigue con sus ojos los primer chorros de petróleo salir libres al mar desde los tanques, entreve, en las olas ya negras, algunos troncos de árbol. Ciertamente no era un tipo afortunado, el griego Apostolus.
Corre a la radio interna a bordo y lanza SOS: La situación es crítica, se están escapando toneladas de petróleo y la posibilidad que la grieta se cerrara por sí misma es bastante improbable. Mientras que el petróleo sale, el agua entra y la herida se hace cada vez más profunda.
El Gobierno español queda paralizado y luego tiene una idea brillante:
“Llevemos el buque hacia la costa más al norte, y el petróleo se lo tragaran los franceses ".
Pero a los franceses llega el rumor y se encabronan.
-Y entonces llevémoslo hacia el sur, hagámoslo un poco en secreto y los Portugueses se despertaran con las playas negras sin saber ni siquiera porqué."
Apostolus conoce su barco, sabe que un monocasco con una grieta en el lado no resistiría en altamar donde las corrientes y las olas son aún más poderosas. Por muchas horas se niega a obedecer a las órdenes del Gobierno español. Al final tiene que ceder, es detenido por desobediencia a las autoridades y le sacan del Prestige esposado.
Cuatro remolcadores engancharon el Prestige y lo llevaron hacia altamar para luego moverlo al sur.
A las 8 de la mañana del 19 de noviembre, el Prestige se parte en dos.
-El petróleo permanecerá en el fondo, no habrá daño ni para las personas ni para el medio ambiente - anuncia, delirante, Francisco Fraga, presidente de la Junta de Galicia.
No fue exactamente así.
De los tanques del Prestige salieron 63 mil toneladas de petróleo. El chapapote contaminó irreparablemente las costas del norte de España, de Francia y la parte sur de Inglaterra.
63 mil toneladas, 13 mil más de las que perdió el Exxon Valdez, en Alaska en 1989.
El peor desastre en la historia del petróleo?
No. bagatelas, migajas, Trivialidades.
La maldad no tiene límites, cuenta el refranero popular.
Los Cofanes, en 1964 todavía no tenían muy claro en que parte del mundo colonizado estaban.
Sí habían oído hablar de la existencia de un estado llamado Ecuador y de uno llamado Colombia, pero no sabían exactamente dónde estos estados se hallaban. Y como ellos, otros pueblos indígenas: Secoya, Wuaorani, Sion, kichwa y Tetetes. Pueblos que, desde siempre, viven inmersos en la Amazonía.
Los Cofanes viven en una parte de la selva amazónica entre Ecuador y Colombia. 10 aldeas por un lado y 4 por el otro. Para ello, la pertenencia a un estado o al otro, es un dato innecesario y puramente estadístico, Viven de la caza y la pesca en los bosques y en los ríos. De la gran variedad de plantas amazónicas que crecen alrededor de sus chozas obtienen alimentos, medicinas y herramientas. Son un pueblo pacífico, consideran la tierra que les rodea como un ser vivo que les da vida. Un ser que no se puede dividir en trozos y vender.
A principio de marzo de 1964 un hombre blanco con sombrero de vaquero entra en una aldea de indígenas cofanes del Ecuador oriental, en la zona donde ahora se encuentra la nueva y horrible ciudad de Lago Agrio. Los nativos se acercan a el. Malos presagios: los primeros hombres blancos que habían llegado diez años antes, los misioneros evangélicos, solamente habían traído enfermedades.
El hombre blanco con sombrero extiende su brazo, apunta el índice y lo mueve a 360 grados hacia el bosque más allá de las cabañas:
-”Todo esto es mío, acaba de vendérmelo el estado de Ecuador".
Demasiadas cosas nuevas, demasiados conceptos inexplicables en demasiadas pocas palabras.
Los Cofanes se quedan boquiabiertos. De un día para otro descubren que pertenecen a un estado, descubren que ese ser que le permite vivir, el bosque, se puede dividir en partes y vender, y que una cosa llamada Estado lo ha vendido al hombre blanco y ellos ya no pueden poner ni un pie en el bosque.
Como si viniera un tío de la casa de en frente y colocase un candado en tu nevera:
-"Ahora es mía, pues me la ha vendido uno del piso de arriba"
El hombre blanco pone su mano en el bolsillo y saca una hoja: 5 de marzo de 1964, el Estado ecuatoriano da en concesión a la empresa Texaco de Estados Unidos, un millón y medio de hectáreas de la Amazonía. El 27 de marzo de 1964 salieron los primeros galones de petróleo de los nuevos pozos de Texaco.
La primera herida en el cuerpo de Coan Coan.
Cuenta Fidel Aguinda, un joven jefe de la aldea cofan de Aguasblancas:
Coan Coan-es una criatura del subsuelo, su casa es subterránea. No es un dios, no es un monstruo, es simplemente una criatura. Es el dueño de los animales que viven en el bosque. Cuando necesitamos un consejo o un favor para conseguir más caza o pesca, el chamán del pueblo, entra en contacto con el espíritu de Coan Coan a través de un ritual con Ayahuasca. Al igual que todas las criaturas, también Coan Coan necesita descansar y cuando duerme su sangre se convierte en petróleo. Los pozos de las compañías petroleras matan a Coan Coan. Él es parte de los Cofanes y nosotros, los Cofanes, somos parte de su vida, no podemos dejar que muera".
En los años siguientes, la deforestación de la Amazonía ha acelerado exponencialmente y la empresa petrolera estadounidense creó un sistema que consiste de 350 pozos y una extensa red de tuberías.
La pequeña población indígena de los Tetetes se encontró totalmente rodeada por los pozos:
-Se quedaron sin el bosque, su única fuente de alimentos y medicinas, y en pocos años la entero pueblo murió de hambre y enfermedades. Las condiciones de vida de los otros grupos étnicos llegaron a ser muy difíciles y el riesgo de extinción es, hoy en día, muy alto. Pero mas que de extinción seria correcto hablar de genocidio.
Y efectivamente la deforestación es, en su gravedad, sólo una parte del problema.
El petróleo contiene una considerable cantidad de moléculas tóxicas: los hidrocarburos aromáticos (benceno, tolueno, xileno), hidrocarburos aromáticos policíclicos (antraceno, pireno, fenantreno, benzopireno, y otros), metales pesados (cadmio, cromo, plomo, mercurio, cobalto, cobre, etc.) y algunos elementos radiactivos (estroncio 90, el radón 226). Estas moléculas son muy persistentes en el medio ambiente, tienen largos plazos de degradación y, en particular, son conocidos por la toxicología como agentes carcinógenos.
La gama completa de los componentes del petróleo se considera una amenaza para la salud pública y por el medio ambiente, y por lo tanto, todos los países han creado leyes para regular los procedimientos de extracción. Los mismas empresas petroleras han desarrollado reglamentos internos de seguridad.
Texaco, en sus 28 años de presencia en la Amazonía ecuatoriana, intencionalmente y deliberadamente optó por no respetar el medio ambiente, la vida de los pueblos indígenas, las obligaciones con el gobierno y el mismo reglamento interno de la empresa que se aplicaba en otros pozos de extracción en otros países.
Por supuesto, si el controlador de la labor de Texaco debía ser el gobierno ecuatoriano, en ese momento el contexto no era muy favorable ...
EL 11 de julio 1963, el Gobierno filocastrista de Carlos Julio Arosemena fue destituido por un golpe militar. El poder pasa a un grupo formado por 4 jefes del ejército. Detrás de todo esto estaban, como era habitual en aquella época, los Estados Unidos, que, después de la revolución cubana, sin duda no podían permitir intentos de emulación en otros países.
En ese momento, además, Texaco era la única empresa petrolera que tenia concesión para la distribución de gasolina en 50 estados de EE.UU. (y lo fue hasta el 1980). Es decir que tenia el monopolio energético.
Prácticamente, los jefes de Texaco, para ir al baño, utilizaban los de la Casa Blanca.
Por los propios informes de Texaco, la cantidad de residuos de petróleo deliberadamente arrojados en el bosque ha sido de 332 millones de galones. A Este importe se deben agregar las pérdidas de las tuberías, estimadas en unos 30 millones de galones (Fuente: Acción Ecológica)
Unos pocos cálculos: 332 más 30 son 362 millones de galones.
Y 362 millones de galones son 1368 millones de litros, es decir, 1 milion 368 mil metros cúbicos
O, con una equivalencia, 1 milion 231 mil toneladas.
Casi 20 veces la cantidad perdida por el Prestige.
Texaco en Ecuador ha utilizado estructuras anticuadas que se encontraban ya en mal estado, tuberías viejas que se han llenado de agujeros en muy poco tiempo. No solamente no cumplió con las leyes ecuatorianas, en tema de medio ambiente sino que también no observó el mismo reglamento interno que la empresa adoptaba en los EE.UU. durante el mismo período. Las normas exigían almacenar temporalmente los residuos de petróleo en pozas aisladas y protegidas y, en poco tiempo, volver a re inyectar los residuos en el subsuelo. Texaco se ha limitado a tirar todo al bosque, o ha vertido los residuos en grandes pozas excavadas en el suelo, sin ningún tipo de aislamiento . De estas piscinas hay alrededor de mil ya descubiertas, por no hablar de las que Texaco ha intentado ocultar cubriéndolas con tierra.
En 28 años el petróleo, que no tiene mucha gana de quedarse tranquilo y quieto en una poza, ha contaminado el suelo, los ríos y los acuíferos subterráneos.
Los terrenos y los campos cercanos s los pozos de extracción son de tierra negra, pegajosa, alquitranada.
El agua del Naviglio (un canal industrial de Milan), en comparación con la de los ríos de esta parte del bosque, es casi potable. Lamentablemente esta agua es la única disponible para los pueblos indígenas en la Amazonía.
Refrán. El Petróleo botado al bosque, en su gravedad, solamente es una parte del problema.
Mientras que se extrae el petróleo también se extrae una cantidad considerable de agua. Es un agua que tiene la misma edad geológica del petróleo, se formó con él y por eso se llama "agua de formación". La proporción es de aproximadamente de 9 a 1, es decir, por cada barril de petróleo extraído también salen 9 barriles de agua.
El agua de formación contiene concentraciones nocivas para la salud humana de sales de calcio, magnesio y manganeso. También contiene sales de azufre, sodio, cloro en concentraciones 6 veces mayores que en el agua de mar y por lo tanto es agua nociva para la vegetación. Además, habiendo pasado decenas de miles de años junta al petróleo, el agua de formación contiene los mismos elementos nocivos del oro negro: hidrocarburos simples y poliaromáticos, metales pesados, elementos radiactivos.
Desde 1939 en Texas, estado de origen de Texaco, había leyes que obligaban la empresa petrolera a re inyectar el agua de formación en el subsuelo, en el mismo pozo del cual procede, para limitar los daños al medio ambiente y a la salud publica resultantes de la contaminación con esta agua. Por lo tanto, desde el 1939, el peligro de la contaminación con aguas de formación era bien conocido tanto por la empresa, tanto a nivel jurídico.
Desde 1964 y durante los siguientes 28 años de presencia en Ecuador, Texaco no ha re-inyectado en el subsuelo ni una sola gota.
El agua de formación se ha vertido directamente en los ríos o en el suelo, dando lugar a una grave contaminación de las aguas superficiales y subterráneas. Los nativos de la Amazonía utilizan esta agua para beber, lavar, regar los campos, dar de beber a los animales.
Por propia admisión de Texaco, la cantidad de agua de formación botada en el suelo y en los ríos es equivalente a 18,5 mil millones de galones. Como en el caso de los residuos de petróleo estamos hablando de datos oficiales proporcionados por la misma empresa. Es normal sospechar que las cifras reales sean mucho más elevadas.
Sin embargo, 18,5 mil millones de galones son 70 mil millones de litros, o 70 millones de metros cúbicos.
Un lago de los Alpes, ni siquiera entre los más pequeños, como el lago de Mergozzo, contiene más o menos la misma cantidad de agua. Buena, pero.
Refrán. El agua de formación es, en su gravedad, solamente una parte del problema.
Además de petróleo y agua de formación durante la extracción se sacan de los pozos también grandes cantidades de gas natural, que, según lo dispuesto por la ley, debe ser almacenado para uso productivo o reinyectado en el pozo.
En 28 años Texaco nunca ha almacenado o re inyectado el gas natural. Este ha sido simplemente quemado. Se ve que, además de contaminar las aguas y el suelo Texaco quiso dar su parte también al aire. Para que nadie se quede insatisfecho.
Las maquinas que monitorean la contaminación del aire en Milan, la ciudad mas contaminada en Europa, en Amazonía estarían como en su casa.
El aire en esta región de la Amazonía y, en particular, cerca de los mecheros (las chimeneas donde se quema el gas natural), es contaminada por toxinas y residuos de combustión, que son inhaladas directamente por las personas. A veces los mecheros funcionan mal, se apagan mientras que siguen saliendo gases y petróleo que dan lugar al fenómeno de la "lluvia negra" . Los pueblos indígenas, después de haber renunciado a beber el agua de los ríos como lo habían hecho durante siglos, han tratado de beber el agua de lluvia.
También en este caso, le ha ido mal.
La exposición a las toxinas resultantes de la contaminación del suelo, el agua y la tierra se produce por medio de ingestión, inhalación y contacto. El 75% de la población que vive en la zona de extracción utiliza el agua contaminada, un agua fétida, salmuera, con manchas de aceite en la superficie. Utilizan esta agua para lavar, beber, cocinar, no por ignorancia de los peligros, sino simplemente porque no hay otra agua. Los animales del bosque, que representan la comida tradicional de los pueblos indígenas, son particularmente sensibles a contaminación, deforestación y ruido producidos por la industria petrolera. Así que prácticamente han desaparecido y la caza ya no es una fuente de alimentación.
Los campos para la agricultura están contaminados, la tierra ya no es productiva, y a menudo es tierra negra llena de alquitrán donde no crece nada. El nivel de desnutrición en el área de los pozos de petróleo es del 43%, la más alta en el país. La tasa de leucemia en niños menores de 4 años es 3 veces superior a la media, como la de aborto involuntario. La principal causa de muerte en el área de extracción es el cáncer (32%), un porcentaje 5 veces mayor que en las partes de la selva amazónica no afectadas por la industria petrolera. La esperanza de vida es de 35 años. Dos pueblos indígenas han desaparecido literalmente, otros cuatro están en grande riesgo de desaparecer.
¿Por qué todo esto?
En 28 años de presencia de Texaco en Ecuador, la compañía ha sacado petróleo por una ganancia de 30 mil millones de dólares.
La elección consciente, intencional y deliberada, de no respetar las leyes vigentes, de contaminar el medio ambiente, causando muerte y sufrimiento a los pueblos indígenas, se adoptó para permitir a la empresa obtener una ganancia adicional de alrededor de $ 3 por barril.
Tal vez 30 mil millones de dólares le parecían pocos.
En la pagina Internet de la Texaco (que mientras tanto ha cambiado su nombre en Chevron) hay una sección llamada "The Chevron way" Esto es lo que escriben acerca de ellos mismos:
"Nuestra empresa se basa en valores que nos distinguen y guían nuestras acciones. Llevamos a cabo nuestros negocios de forma socialmente responsable y ética. Respetamos las leyes, defendemos los derechos humanos universales, protegemos el medio ambiente y aportamos beneficios a las comunidades donde trabajamos ".
El mismo día, un comerciante español llama el Servicio de Guardacostas:
- He perdido 200 troncos en el mar mientras que navegaba cerca de la costa de Galicia! -. Un tipo despistado, el comerciante.
Los troncos flotan arrastrados por la corriente. No es un buen día, está en marcha una tormenta con vientos de fuerza nueve y olas tan altas como casas de tres pisos.
Apostolus lleva bastante tiempo con el timón de la nave en sus manos, ha dejado San Petersburgo un par de semanas antes y ya ha hecho escala en Letonia y en Inglaterra ..
Conoce de memoria todos los crujidos y chirridos del monocasco bajo sus pies.
De repente, un ruido nuevo. Un fuerte golpe, un rugido. Nada que ver con el oxido de la nave. Corre para ver lo que pasó. En el costado derecho del Prestige se ha abierto una grieta. Es el mismo lado que había hecho arreglar un año y medio antes en un astillero chino, tal vez no era un trabajo perfecto. Pero hasta la fecha había aguantado y no había costado mucho dinero.
Mientras sigue con sus ojos los primer chorros de petróleo salir libres al mar desde los tanques, entreve, en las olas ya negras, algunos troncos de árbol. Ciertamente no era un tipo afortunado, el griego Apostolus.
Corre a la radio interna a bordo y lanza SOS: La situación es crítica, se están escapando toneladas de petróleo y la posibilidad que la grieta se cerrara por sí misma es bastante improbable. Mientras que el petróleo sale, el agua entra y la herida se hace cada vez más profunda.
El Gobierno español queda paralizado y luego tiene una idea brillante:
“Llevemos el buque hacia la costa más al norte, y el petróleo se lo tragaran los franceses ".
Pero a los franceses llega el rumor y se encabronan.
-Y entonces llevémoslo hacia el sur, hagámoslo un poco en secreto y los Portugueses se despertaran con las playas negras sin saber ni siquiera porqué."
Apostolus conoce su barco, sabe que un monocasco con una grieta en el lado no resistiría en altamar donde las corrientes y las olas son aún más poderosas. Por muchas horas se niega a obedecer a las órdenes del Gobierno español. Al final tiene que ceder, es detenido por desobediencia a las autoridades y le sacan del Prestige esposado.
Cuatro remolcadores engancharon el Prestige y lo llevaron hacia altamar para luego moverlo al sur.
A las 8 de la mañana del 19 de noviembre, el Prestige se parte en dos.
-El petróleo permanecerá en el fondo, no habrá daño ni para las personas ni para el medio ambiente - anuncia, delirante, Francisco Fraga, presidente de la Junta de Galicia.
No fue exactamente así.
De los tanques del Prestige salieron 63 mil toneladas de petróleo. El chapapote contaminó irreparablemente las costas del norte de España, de Francia y la parte sur de Inglaterra.
63 mil toneladas, 13 mil más de las que perdió el Exxon Valdez, en Alaska en 1989.
El peor desastre en la historia del petróleo?
No. bagatelas, migajas, Trivialidades.
La maldad no tiene límites, cuenta el refranero popular.
Los Cofanes, en 1964 todavía no tenían muy claro en que parte del mundo colonizado estaban.
Sí habían oído hablar de la existencia de un estado llamado Ecuador y de uno llamado Colombia, pero no sabían exactamente dónde estos estados se hallaban. Y como ellos, otros pueblos indígenas: Secoya, Wuaorani, Sion, kichwa y Tetetes. Pueblos que, desde siempre, viven inmersos en la Amazonía.
Los Cofanes viven en una parte de la selva amazónica entre Ecuador y Colombia. 10 aldeas por un lado y 4 por el otro. Para ello, la pertenencia a un estado o al otro, es un dato innecesario y puramente estadístico, Viven de la caza y la pesca en los bosques y en los ríos. De la gran variedad de plantas amazónicas que crecen alrededor de sus chozas obtienen alimentos, medicinas y herramientas. Son un pueblo pacífico, consideran la tierra que les rodea como un ser vivo que les da vida. Un ser que no se puede dividir en trozos y vender.
A principio de marzo de 1964 un hombre blanco con sombrero de vaquero entra en una aldea de indígenas cofanes del Ecuador oriental, en la zona donde ahora se encuentra la nueva y horrible ciudad de Lago Agrio. Los nativos se acercan a el. Malos presagios: los primeros hombres blancos que habían llegado diez años antes, los misioneros evangélicos, solamente habían traído enfermedades.
El hombre blanco con sombrero extiende su brazo, apunta el índice y lo mueve a 360 grados hacia el bosque más allá de las cabañas:
-”Todo esto es mío, acaba de vendérmelo el estado de Ecuador".
Demasiadas cosas nuevas, demasiados conceptos inexplicables en demasiadas pocas palabras.
Los Cofanes se quedan boquiabiertos. De un día para otro descubren que pertenecen a un estado, descubren que ese ser que le permite vivir, el bosque, se puede dividir en partes y vender, y que una cosa llamada Estado lo ha vendido al hombre blanco y ellos ya no pueden poner ni un pie en el bosque.
Como si viniera un tío de la casa de en frente y colocase un candado en tu nevera:
-"Ahora es mía, pues me la ha vendido uno del piso de arriba"
El hombre blanco pone su mano en el bolsillo y saca una hoja: 5 de marzo de 1964, el Estado ecuatoriano da en concesión a la empresa Texaco de Estados Unidos, un millón y medio de hectáreas de la Amazonía. El 27 de marzo de 1964 salieron los primeros galones de petróleo de los nuevos pozos de Texaco.
La primera herida en el cuerpo de Coan Coan.
Cuenta Fidel Aguinda, un joven jefe de la aldea cofan de Aguasblancas:
Coan Coan-es una criatura del subsuelo, su casa es subterránea. No es un dios, no es un monstruo, es simplemente una criatura. Es el dueño de los animales que viven en el bosque. Cuando necesitamos un consejo o un favor para conseguir más caza o pesca, el chamán del pueblo, entra en contacto con el espíritu de Coan Coan a través de un ritual con Ayahuasca. Al igual que todas las criaturas, también Coan Coan necesita descansar y cuando duerme su sangre se convierte en petróleo. Los pozos de las compañías petroleras matan a Coan Coan. Él es parte de los Cofanes y nosotros, los Cofanes, somos parte de su vida, no podemos dejar que muera".
En los años siguientes, la deforestación de la Amazonía ha acelerado exponencialmente y la empresa petrolera estadounidense creó un sistema que consiste de 350 pozos y una extensa red de tuberías.
La pequeña población indígena de los Tetetes se encontró totalmente rodeada por los pozos:
-Se quedaron sin el bosque, su única fuente de alimentos y medicinas, y en pocos años la entero pueblo murió de hambre y enfermedades. Las condiciones de vida de los otros grupos étnicos llegaron a ser muy difíciles y el riesgo de extinción es, hoy en día, muy alto. Pero mas que de extinción seria correcto hablar de genocidio.
Y efectivamente la deforestación es, en su gravedad, sólo una parte del problema.
El petróleo contiene una considerable cantidad de moléculas tóxicas: los hidrocarburos aromáticos (benceno, tolueno, xileno), hidrocarburos aromáticos policíclicos (antraceno, pireno, fenantreno, benzopireno, y otros), metales pesados (cadmio, cromo, plomo, mercurio, cobalto, cobre, etc.) y algunos elementos radiactivos (estroncio 90, el radón 226). Estas moléculas son muy persistentes en el medio ambiente, tienen largos plazos de degradación y, en particular, son conocidos por la toxicología como agentes carcinógenos.
La gama completa de los componentes del petróleo se considera una amenaza para la salud pública y por el medio ambiente, y por lo tanto, todos los países han creado leyes para regular los procedimientos de extracción. Los mismas empresas petroleras han desarrollado reglamentos internos de seguridad.
Texaco, en sus 28 años de presencia en la Amazonía ecuatoriana, intencionalmente y deliberadamente optó por no respetar el medio ambiente, la vida de los pueblos indígenas, las obligaciones con el gobierno y el mismo reglamento interno de la empresa que se aplicaba en otros pozos de extracción en otros países.
Por supuesto, si el controlador de la labor de Texaco debía ser el gobierno ecuatoriano, en ese momento el contexto no era muy favorable ...
EL 11 de julio 1963, el Gobierno filocastrista de Carlos Julio Arosemena fue destituido por un golpe militar. El poder pasa a un grupo formado por 4 jefes del ejército. Detrás de todo esto estaban, como era habitual en aquella época, los Estados Unidos, que, después de la revolución cubana, sin duda no podían permitir intentos de emulación en otros países.
En ese momento, además, Texaco era la única empresa petrolera que tenia concesión para la distribución de gasolina en 50 estados de EE.UU. (y lo fue hasta el 1980). Es decir que tenia el monopolio energético.
Prácticamente, los jefes de Texaco, para ir al baño, utilizaban los de la Casa Blanca.
Por los propios informes de Texaco, la cantidad de residuos de petróleo deliberadamente arrojados en el bosque ha sido de 332 millones de galones. A Este importe se deben agregar las pérdidas de las tuberías, estimadas en unos 30 millones de galones (Fuente: Acción Ecológica)
Unos pocos cálculos: 332 más 30 son 362 millones de galones.
Y 362 millones de galones son 1368 millones de litros, es decir, 1 milion 368 mil metros cúbicos
O, con una equivalencia, 1 milion 231 mil toneladas.
Casi 20 veces la cantidad perdida por el Prestige.
Texaco en Ecuador ha utilizado estructuras anticuadas que se encontraban ya en mal estado, tuberías viejas que se han llenado de agujeros en muy poco tiempo. No solamente no cumplió con las leyes ecuatorianas, en tema de medio ambiente sino que también no observó el mismo reglamento interno que la empresa adoptaba en los EE.UU. durante el mismo período. Las normas exigían almacenar temporalmente los residuos de petróleo en pozas aisladas y protegidas y, en poco tiempo, volver a re inyectar los residuos en el subsuelo. Texaco se ha limitado a tirar todo al bosque, o ha vertido los residuos en grandes pozas excavadas en el suelo, sin ningún tipo de aislamiento . De estas piscinas hay alrededor de mil ya descubiertas, por no hablar de las que Texaco ha intentado ocultar cubriéndolas con tierra.
En 28 años el petróleo, que no tiene mucha gana de quedarse tranquilo y quieto en una poza, ha contaminado el suelo, los ríos y los acuíferos subterráneos.
Los terrenos y los campos cercanos s los pozos de extracción son de tierra negra, pegajosa, alquitranada.
El agua del Naviglio (un canal industrial de Milan), en comparación con la de los ríos de esta parte del bosque, es casi potable. Lamentablemente esta agua es la única disponible para los pueblos indígenas en la Amazonía.
Refrán. El Petróleo botado al bosque, en su gravedad, solamente es una parte del problema.
Mientras que se extrae el petróleo también se extrae una cantidad considerable de agua. Es un agua que tiene la misma edad geológica del petróleo, se formó con él y por eso se llama "agua de formación". La proporción es de aproximadamente de 9 a 1, es decir, por cada barril de petróleo extraído también salen 9 barriles de agua.
El agua de formación contiene concentraciones nocivas para la salud humana de sales de calcio, magnesio y manganeso. También contiene sales de azufre, sodio, cloro en concentraciones 6 veces mayores que en el agua de mar y por lo tanto es agua nociva para la vegetación. Además, habiendo pasado decenas de miles de años junta al petróleo, el agua de formación contiene los mismos elementos nocivos del oro negro: hidrocarburos simples y poliaromáticos, metales pesados, elementos radiactivos.
Desde 1939 en Texas, estado de origen de Texaco, había leyes que obligaban la empresa petrolera a re inyectar el agua de formación en el subsuelo, en el mismo pozo del cual procede, para limitar los daños al medio ambiente y a la salud publica resultantes de la contaminación con esta agua. Por lo tanto, desde el 1939, el peligro de la contaminación con aguas de formación era bien conocido tanto por la empresa, tanto a nivel jurídico.
Desde 1964 y durante los siguientes 28 años de presencia en Ecuador, Texaco no ha re-inyectado en el subsuelo ni una sola gota.
El agua de formación se ha vertido directamente en los ríos o en el suelo, dando lugar a una grave contaminación de las aguas superficiales y subterráneas. Los nativos de la Amazonía utilizan esta agua para beber, lavar, regar los campos, dar de beber a los animales.
Por propia admisión de Texaco, la cantidad de agua de formación botada en el suelo y en los ríos es equivalente a 18,5 mil millones de galones. Como en el caso de los residuos de petróleo estamos hablando de datos oficiales proporcionados por la misma empresa. Es normal sospechar que las cifras reales sean mucho más elevadas.
Sin embargo, 18,5 mil millones de galones son 70 mil millones de litros, o 70 millones de metros cúbicos.
Un lago de los Alpes, ni siquiera entre los más pequeños, como el lago de Mergozzo, contiene más o menos la misma cantidad de agua. Buena, pero.
Refrán. El agua de formación es, en su gravedad, solamente una parte del problema.
Además de petróleo y agua de formación durante la extracción se sacan de los pozos también grandes cantidades de gas natural, que, según lo dispuesto por la ley, debe ser almacenado para uso productivo o reinyectado en el pozo.
En 28 años Texaco nunca ha almacenado o re inyectado el gas natural. Este ha sido simplemente quemado. Se ve que, además de contaminar las aguas y el suelo Texaco quiso dar su parte también al aire. Para que nadie se quede insatisfecho.
Las maquinas que monitorean la contaminación del aire en Milan, la ciudad mas contaminada en Europa, en Amazonía estarían como en su casa.
El aire en esta región de la Amazonía y, en particular, cerca de los mecheros (las chimeneas donde se quema el gas natural), es contaminada por toxinas y residuos de combustión, que son inhaladas directamente por las personas. A veces los mecheros funcionan mal, se apagan mientras que siguen saliendo gases y petróleo que dan lugar al fenómeno de la "lluvia negra" . Los pueblos indígenas, después de haber renunciado a beber el agua de los ríos como lo habían hecho durante siglos, han tratado de beber el agua de lluvia.
También en este caso, le ha ido mal.
La exposición a las toxinas resultantes de la contaminación del suelo, el agua y la tierra se produce por medio de ingestión, inhalación y contacto. El 75% de la población que vive en la zona de extracción utiliza el agua contaminada, un agua fétida, salmuera, con manchas de aceite en la superficie. Utilizan esta agua para lavar, beber, cocinar, no por ignorancia de los peligros, sino simplemente porque no hay otra agua. Los animales del bosque, que representan la comida tradicional de los pueblos indígenas, son particularmente sensibles a contaminación, deforestación y ruido producidos por la industria petrolera. Así que prácticamente han desaparecido y la caza ya no es una fuente de alimentación.
Los campos para la agricultura están contaminados, la tierra ya no es productiva, y a menudo es tierra negra llena de alquitrán donde no crece nada. El nivel de desnutrición en el área de los pozos de petróleo es del 43%, la más alta en el país. La tasa de leucemia en niños menores de 4 años es 3 veces superior a la media, como la de aborto involuntario. La principal causa de muerte en el área de extracción es el cáncer (32%), un porcentaje 5 veces mayor que en las partes de la selva amazónica no afectadas por la industria petrolera. La esperanza de vida es de 35 años. Dos pueblos indígenas han desaparecido literalmente, otros cuatro están en grande riesgo de desaparecer.
¿Por qué todo esto?
En 28 años de presencia de Texaco en Ecuador, la compañía ha sacado petróleo por una ganancia de 30 mil millones de dólares.
La elección consciente, intencional y deliberada, de no respetar las leyes vigentes, de contaminar el medio ambiente, causando muerte y sufrimiento a los pueblos indígenas, se adoptó para permitir a la empresa obtener una ganancia adicional de alrededor de $ 3 por barril.
Tal vez 30 mil millones de dólares le parecían pocos.
En la pagina Internet de la Texaco (que mientras tanto ha cambiado su nombre en Chevron) hay una sección llamada "The Chevron way" Esto es lo que escriben acerca de ellos mismos:
"Nuestra empresa se basa en valores que nos distinguen y guían nuestras acciones. Llevamos a cabo nuestros negocios de forma socialmente responsable y ética. Respetamos las leyes, defendemos los derechos humanos universales, protegemos el medio ambiente y aportamos beneficios a las comunidades donde trabajamos ".
23 novembre 2009
Rispolvero
Ecco che dopo mesi di astinenza scribacchina torno a calcare il blog.
In effetti sono da poco tornato in Ecuador e l' assenza di nuovi testi negli ultimi tempi, più di un anno -a dirla tutta- è stata dettata del fatto che non aveva molto senso continuare in Italia un blog nato in Ecuador e alimentato da spunti locali.
Nel senso che son cose che mi vengono in mente qua, ecco tutto.
A parte questo cianciare, ho cambiato il template del blog. Qualunque cosa sia questo dannato template. Perché neppure io, prima di cambiarlo, sapevo bene cosa fosse e anche adesso che l' ho cambiato non ho molte certezze al riguardo.
Però mi sembra più bello così, ecco tutto.
Voglio ancora cambiare un paio di cose, certo devo prima capire come fare. E soprattutto devo ancora appendere qualche testo nuovo, perché questo non vale. Ma ho già un paio di cartucce da sparare...quindi....a presto!
In effetti sono da poco tornato in Ecuador e l' assenza di nuovi testi negli ultimi tempi, più di un anno -a dirla tutta- è stata dettata del fatto che non aveva molto senso continuare in Italia un blog nato in Ecuador e alimentato da spunti locali.
Nel senso che son cose che mi vengono in mente qua, ecco tutto.
A parte questo cianciare, ho cambiato il template del blog. Qualunque cosa sia questo dannato template. Perché neppure io, prima di cambiarlo, sapevo bene cosa fosse e anche adesso che l' ho cambiato non ho molte certezze al riguardo.
Però mi sembra più bello così, ecco tutto.
Voglio ancora cambiare un paio di cose, certo devo prima capire come fare. E soprattutto devo ancora appendere qualche testo nuovo, perché questo non vale. Ma ho già un paio di cartucce da sparare...quindi....a presto!
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