30 aprile 2008

dialogo sui massimi sistemi

Nelle ultime tre settimane ho vissuto a Puná, un' isola isolata, dimenticata da tutti, sconosciuta al resto del paese. Dimenticata anche da Dio, nel caso, improbabile, che Dio esista.

Puná é grande piú del doppio dell' isola d' Elba e sparsi sulla sua superficie ci sono 14 villaggi di baracche e palafitte, senza luce, acqua, scuole, medici ne medicine. Per muoversi da un villaggio all' altro bisogna aspettare l' estate, la fine della stagione delle piogge: solo allora la vegetazione si ritira e si riaprono i sentieri, percorribili solo a piedi o a dorso d' asino.

Ma in fondo perché muoversi? Se nel villaggio d' arrivo, come in quello di partenza, comunque non c' é nulla?

Io ci sono finito per lavoro, un lavoro che mi piace sempre di piú, come inviato sul campo della C-Condem di Quito, un ponte fra l' ufficio centrale e los pueblos del manglar sulla costa.

A Puná dovevo raccogliere informazioni sulla gente dell' isola, in particolare cercare i villaggi che dipendessero dalla pesca e dalla raccolta di conchas nelle mangrovie per capire quanto le camaroneras avessero giá deforestato, per scoprire se la gente avesse giá fondato un' associazione e nel caso contrario fomentarne la creazione. Attraverso un' associazione ci sono piú possibilitá di denunciare l' illegalitá della deforestazione e fermare i camaroneros.

Dopo aver girato alcuni villaggi dell' isola senza molta fortuna mi viene detto che a Campo Alegre, nella parte sud, ci sono circa 200 famiglie e tutte vivono di raccolta conchas, non esistendo in quella zona dell' isola nessun altro lavoro se non quello fra le mangrovie.

(A Campo Alegre ,lo scopriró solo dopo, nelle strade e nelle case si aggira lo stesso numero di persone, vacche, maiali, galline, capre, asini e cani randagi. Non esistendo bagni nelle case tutti i sopracitati essere viventi confondono le vie sterrate del villaggio per latrine. Quando la marea si alza diventa una piccola Venezia e i bambini si tuffano in questo liquame che chiamare mare é un oltraggio al vocabolario..)

Campo Alegre é, ovviamente, irraggiungibile a piedi. Mi tocca fare il giro lungo, andare in barca fino alla costa continentale e da lí cercare un altra barca per Bellavista, un piccolo villaggio ad ovest. Da Bellavista il sentiero per Campo Alegre é giá praticabile e sono solo un paio d' ore a piedi.

Sulla bagnarola per Bellavista chiacchero con un tipo, scopro che é di Campo Alegre e che é conchero. Bene, mi dico, iniziamo a raccogliere informazioni. E senza troppi preamboli cerco di scucirgli un po' di dati sul suo lavoro. Il tipo mi risponde al rallentatore, come se fosse in preda ad una crisi di sonno, non riesco ad ottenere molto prima che si addormenti mentre la barca si allontana da riva.

Dopo qualche minuti mi richiama.

- Non la disturbo se le faccio io una domanda? -

- Certo che no -

- Lei é italiano..- inizia a dirmi.

Io penso subito alle domande che mi vengono normalmente rivolte quando svelo la mia nazionalitá :

1) com' é il lavoro in Italia

2) come sono le donne in Italia

3) esiste la Pilsener in Italia (la Pilsener é l' unica birra che si beve in Ecuador. Fa schifo.)

Il tipo prosegue:

- In Italia ci devono essere tantissimi soldi, lei deve avere un sacco di plata...-.

Io non dico nulla, lo lascio continuare, voglio vedere dove vuole andare a parare.

Subito peró si allontana dal discorso monetario e vira ad un nuovo territorio..

- Il livello della scienza in Italia deve essere altissimo, le vostre conoscenze devono essere molto, molto piú grandi delle nostre, lei é una persona che ha studiato, lei deve sapere un sacco di cose, praticamente lei sa tutto...-

Faccio il vago, accenno solo ad un:

- Bueeeeeno...-

E allora io le volevo chiedere- (finalmente!)

(pausa)

- Perché le navi e gli aerei spariscono nel triangolo delle bermuda? -

!!!

2 aprile 2008

Olger

170 conchas. Conchiglie, letteralmente. Bivalvi del genere Anadara, specie tuberculosa o similis. Da cucinare insieme al riso o alla brace.

Al mercato del porto si comprano a 14 - 15 dollari il centinaio, a Quito arrivano anche a venticinque.

Nelle tasche del conchero che le ha raccolte non finiscono piú di sei dollari.

170 conchas in un giorno di lavoro é una quantitá discreta al giorno d' oggi. Una cifra ridicola, invece, se confrontata con quelle di quindici o vent' anni fa, quando si arrivava, portandosi i figli al lavoro, anche a mille.


Poi le cose cambiarono. In peggio, ovviamente.


Attacato con un gancio alla reticella delle conchas, Olger Jaramillo rientra a casa dopo una giornata passata nel fango fino alla cintola e le mani immerse fra le radici delle mangrovie.

Rema in piedi sulla coda della sua canoa, lasciandola scivolare sulle immobili acque dell' estuario al tramonto. Osserva il paesaggio scorrere ai suoi fianchi e prova un emozione a metá fra la nostalgia e la rabbia.

Vent' anni prima, quasi ogni giorno, Olger si siedeva un po' piú avanti nella canoa. Alle sue spalle, in piedi sulla coda con in mano il remo, suo padre. Andava con lui a impare il mestiere.

Al ritorno, il percorso fra le mangrovie dell' estuario, era lo stesso di oggi.

Ma non é piú lo stesso il paesaggio. Oggi, dello sconfinato bosco di mangrovie, non rimane che una sottile fila di piante.

Le uniche che si sono tappate le orecchie al rumore delle motoseghe, le uniche che la industria camaronera ha deciso di non tagliare. Perché sono utili, perché proteggono dalle onde le piscine di allevamento per gamberetti.


Centinaia di ettari di rumori, scricchiolii, movimenti, respiri, verde, vita, convertiti in un deserto maleodorante di acque stagnanti, pesticidi, fertizizzanti, antibiotici.


All' inizio concentrata in un punto microscopico fra stomaco e intestino, la nausea inizia a espandersi in tutto il corpo, supera la barriera sensoriale, raggiunge il sistema nervoso e sfocia in emozioni. Amarezza, rabbia, disgusto, tristezza.

Olger sputa amaro in acqua come per liberarsi dal male.

Non manca molto per raggiungere casa, gli basta oltrepassare le ultime piscine industriali.


Jorge Criollo, un bianco di Guayaquil, camaronero, possidente illegale, e quindi usurpatore, di centinaia di ettari di piscine, é un uomo dotato di uno spiccato senso dell' umorismo.

Dopo aver devastato un bosco secolare, ha costruito una decina di piscine per gamberetti. Una pompa idraulica estrae acqua pulita dall' estuario ogni giorno, la mescola con un intruglio di prodotti chimici e la getta nelle piscine. Come tutte le monocolture artificiali, anche quella di gamberetti non potrebbe esistere senza assumere droghe. Alla sera l' acqua viene cambiata, si solleva una barriera di legno e la fanghiglia drogata viene buttata nel fiume contaminando anche quel poco che non era stato deforestato.

Per tutto questo e per la sua piscina Jorge Criollo ha trovato un bel nome: Poza Linda. La parola poza significa piú o meno "piccolo lago naturale" (naturale!) e linda ovviamente "bella".


Simpatico, il vecchio Jorge.


Da anni la comunitá di Olger cerca di ribellarsi: denuncie, piccoli sabotaggi, riforestazioni di piscine. Jorge li odia. E, forse, nasconde qualcosa.

Assume una decina di guardiani e li arma fino ai denti. Fa costruire alcune torrette di avvistamento. Avverte tutti i concheros: - Chi osa avvicinarsi alla mia piscina é un uomo morto -

O un bambino, o una donna morta. Non fa molte distinzioni.


Olger Jaramillo sta remando di fianco alle piscine. Ormai é incazzato, evoluzione naturale del miscuglio di emozioni che lo hanno accompagnato sulla strada del ritorno.


- E cosa dovremmo fare?- impreca fra sé e sé.

- Se non ci avesse distrutto il bosco non dovremmo fare un ora di canoa per andare a conchar, non dovremmo neppure passare di qua, potremmo rimanere vicino a casa. E si lamenta pure! -


Lo hanno ritrovato due suoi amici del villaggio mentre, leggermente piú tardi, tornavano a casa dal lavoro nelle mangrovie.

Un proiettile esploso da un fucile stretto fra le mani di un guardiano di Poza Linda lo ha colpito alla schiena, mentre Olger aveva appena sorpassato le ultime piscine e giá intravedeva le prime palafitte. É morto sul colpo.

Lo hanno ritrovato a bocca in giú, galleggiava sulle immobili acque dell' estuario al tramonto, lasciandosi dietro una scia di sangue.


Agganciate alla cintola, ancora chiuse nella reticella, 170 conchas.



(in seguito all' uccisione di Olger, la gente del villaggio, indignata, é corsa a Poza Linda. Ha sfondato a picconate le barriere di contenimento distruggendo sette piscine. Ha dato fuoco ai magazzini per i prodotti chimici. E, per poco, non ci ha rimesso la vita. Uno dei magazzini conteneva un intero arsenale di armi e munizioni. Non esattamente prodotti per la manutenzione di una piscina per gamberetti. Il buon Jorge Criollo, probabilmente, ha qualche simpatia per il narcotraffico.)