[...] a quel punto avrebbe solo dovuto aspettare.
Aveva passato tutto il pomeriggio a pensare, completamente alienato, indifferente al luogo, al tempo ed alle persone.
Aveva eseguito meccanicamente tutte le semplici azioni della giornata: portare del cibo alla bocca, lavarsi, riordinare i vestiti, salire sull' autobus, camminare.
Non aveva trovato nulla da ridire su nessuna delle proposte dei suoi compagni di viaggio, forse non le aveva semplicemente ascoltate. Muoveva la testa impercettibilmente su e giù a qualsiasi domanda, solo a volte accompagnava il gesto con una leggera vibrazione delle corde vocali.
Pensava solo a quel momento, quella sera. Ogni attimo.
Tutto il pensiero concentrato sul suo sforzo, perché quello sarebbe stato indispensabile per scatenare una imprevedibile sequenza di eventi. Il risultato finale era impossibile da pronosticare.
Ma fra gli scenari possibili c' era quello perfetto, quello che faceva fatica a ricostruire con un' immagine mentale chiara e definita. L' emozione che generava la offuscava allo stesso tempo.
Le emozioni sono più forti nell' attesa, nell' incertezza, nell' intravedere, nello sperare.
Nell' immagine fugace che riusciva a ricreare solo alcuni particolari erano distinguibili: un angolo del viso, una ciocca di capelli, palpebre che sbattono rapidamente a chiudersi lasciando intuire un colore. Le labbra.
Quasi nulla dell' ambiente circostante, solo la sensazione, quasi una certezza, che ci sia il mare.
Avrebbe aspettato il momento, un attimo di silenzio rotto solo dall' infrangersi delle onde sugli scogli.
Quel suono ritmico e regolare avrebbe cullato le emozioni descrivendo movimenti sempre più ampi, sempre più distanti dal centro, lo avrebbero poi stordito con un vortice velocissimo. Alla fine, l' ultima onda avrebbe fatto tracimare tutto. Le parole sarebbero uscite da sole.
Si sarebbe ritrovato stanco, debolissimo, devastato dallo sforzo anche solo dopo aver parlato per qualche secondo. Parole come macigni, trascinati su una mulattiera di montagna.
Ma alla fine si sarebbe trovato sulla cima, avrebbe fatto rotolare le parole quel tanto che basta per farle cadere dal lato opposto, in balia della discesa. E lui con loro, accecato, senza capire se stava volando o precipitando
Quello era il momento che stava pregustando. Ormai da molte ore.
Il sapore dell' attesa: la propria parte è conclusa e si è chiusa la porta ai rimpianti.
Uscire di scena, scendere le scale del palcoscenico e sedersi in platea.
Solo aspettare, vedere cosa succede.