A Quito, a Quito, a Quito, a Quito!
É l' urlo dei bigliettai dei bus che vanno alla capitale da quasi tutte le cittadine dell' Ecuador. Se non ci si trova in una stazione, non cosí frequenti se non nelle cittá piú grandi, l' autobus si prende cosí: ci si mette su una strada che presumibilmente va verso Quito, si tende l' orecchio, si aspetta che il bigliettaio si sporga dall' autobus in marcia e si ascolta cosa urla. Se va bene la destinazione si tende la mano, come se fosse un taxi, e si sale.
Tutto questo con l' autobus sempre in marcia.
Solo rallenta un pochino ma riuscire a scendere e salire in corsa richiede un po' di esperienza e nei primi giorni in Ecuador ho rischiato dei gran voli.
A Quito, a Quito, a Quito, a Quito!
É l' urlo che cercheró fra tre settimane per le strade di Huaquillas, quando sará ora di tornare in cittá.
Stanotte parto e vado a sud, confine col Perú per arrivare all' isola di Costa Rica, nel Pacifico a circa due ore di barca dalla costa. Laggiú c' é un associazione di pescatori e concheros e bisogna raccogliere materiale ed informazioni su quello che stanno facendo.
Zaino ridotto all' osso: costume, pantaloncini, magliette ed infradito. Qualche litro di repellente contro le zanzare. Carta e penna, un paio di libri, e la chitarra. Dovrebbero bastare per passare le serate in un isola in cui non c' é assolutamente nulla, neppure un telefono...
1 commento:
Ciao viaggiatore
gli Stanziali vorrebbero leggere tue novità on maggiore frequenza (lasciamo stare i rapporti di parentela). Dacci dentro e facci sognare
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