Arriviamo a Muisne alle tre di notte. Scendo dall’ autobus e subito mi accorgo di un problema imminente: Muisne é un isola , ed in quanto tale non é cosí facile da raggiungere a piedi.
Ed alle tre di notte di barchette che fanno la spola non ce ne sono molte....
Ritorna cosi utile il megafono che ci era servito nella manifestazione di Montecristi, l’ avvocata della mia ong grida un appello all’ aria: “un lanchero por favor..”
Dopo qualche minuto arriva una canoa in malarnese, lunga e stretta stretta.
Ci saliamo in quattro ma dobbiamo rannicchiarci per abbassare il baricentro altrimenti alla prima onda siamo in mare. La canoa imbarca acqua poco a poco ma alla fine riesce ad approdare all’ altra sponda, spinta solo dalle pagaiate di un ragazzino che si fa il mazzo per mezzo dollaro.
La mattina dopo ho appuntamento col mio capo Carlitos. Ci vediamo in spiaggia ed lo troviamo di fianco a tre cavalli legati ad una palma da cocco.
Dobbiamo battezzare una delle proposte di turismo comunitario che si aggiungeranno alle idee giá esistenti e giá sfruttabili dai turisti. Una passeggiata a cavallo sul bagnasciuga cullati dal incedere ritmato del ronzino e dal rompersi delle onde. É una proposta di turismo comunitario: i cavalli appartengono al villaggio di Bellavista, a mezzora di cammino da Muisne, ed il loro affitto ai turisti é una forma di ingresso monetario addizionale.
La prova va abbastanza bene, certo un cavallo non é un automobile e per farsi portare dove si vuole é necessario comandarlo. Stabilire dei rapporti di dominanza con altri esseri viventi non é esattamente una cosa per la quale sono portato. Cerco di convincere il cavallo con qualche parolina nelle orecchie ed un paio di carezze, ma ad un certo punto lui si stanca di camminare sulla battigia e curva decisamente verso l’ interno dell’ isola.
Giusto cosí: lui sa che quella é la strada piú corta per arrivare alla nostra meta. Ma adesso come glielo spiego che voglio fare il giro lungo sulla spiaggia solo per godermi il panorama...
E allora si rompano gli indugi, un paio di frustatine, due tallonate e si recupera la strada maestra...
Proporró a Carlito di trovare qualcuno che accompagni i turisti a piedi o in bici, nel caso un cavallo voglia, giustamente, farsi un po’ i cazzi suoi..
Arriviamo alla comunitá di Bellavista, un sentierino verdeggiante passa in mezzo a palafitte di legno ben curate e con rigogliosi giardini di palme di cocco. Immancabili, ovviamente, numerose amache stese da una pianta all’ altra.
Si apre uno spazio fra due case: in una piccola spiaggia una quindicina di bambini si tuffano nel fiume e si schizzano acqua.
Conosco Willie, un abitante del villaggio sulla quarantina con il quale mi fermo a mangiare e a scambiare due chiacchere. Prima di raggiungermi a tavola si arrampica su una palma di una decina di metri con una agilitá impressionante e con il macete taglia un paio di frutti. Mi racconta che qua crescono varie qualitá di cocco, ognuna con diverse proprietá benefiche per il corpo, i reni , lo stomaco...accenna anche al leggendario “coco loco” .Si preparara aprendo un minuscolo buco nel cocco dal quale far uscire il latte e poi si torna a riempirlo con lo stesso latte mescolato ad alcool zucchero ed una miscela di spezie. Infine lo si sotterra per sei mesi, una vera prelibatezza –dicono.
Torniamo a Muisne che é giá quasi sera, é sabato e si va al Quilombo. Un localino gestito da Edison che é anche il tuttofare dell’ associazione di cui faccio parte. Lo aprí con l’ idea di promuovera la musica negra di queste parti, la marimba insieme con salsa e merengue per conservare le tradizioni e non lasaciar che si perdano fra hiphop e reggetton..
Io bevo qualche birra, cerco di stordirmi per non pensare che la musica latinoamericana non mi é mai piaciuta e per farmi entrare in testa il ritmo, osservo i movimenti della gente e capisco che ci vorrá un po’ di tempo e pratica ma imparare a ballare é possibile.
Il ritmo rallenta e dalla impossibile salsa si passa al merengue...chiedo ad Andrea se vuole ballare ed insegnarmi un po’. Andrea é una ragazza che lavora con noi, é negra ed ovviamente spettacolare, tanto che faccio un attimo fatica a concenrarmi sui passi...alla fine non imparo un mazza ma tant’ è...
Ci aspettano ben quattro ore di sonno perché domani abbiamo appuntamento alle 8, ma l’ irriducibile Carlito, sempre il mio capo quarantenne, bello gonfio di birra, propone di continuare la festa in spiaggia con un faló...la gente all’ inizio ci crede, qualcuno lo segue, in realtá pure io mi aggrego ma alla fine tutto sfuma...
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