9 gennaio 2008

Cortocircuito /2 - Fango

Il sentiero risale la collina alle spalle delle tre capanne che formano il centro del villaggio. Un dislivello non impegnativo in molte altre parti del mondo ma qua la terra sotto i piedi è solida solo al di sotto di trenta centimetri di fango. In amazzonia piove. Piove tantissimo. Piove e fa caldo.

Ripenso alla sera del 22 dicembre, ero in un altro mondo. Unico filo conduttore il fango. Non molto profondo come pensiero ma estremamente reale e tangibile, un po' su tutto il corpo.

Javier sembra volare mentre io arranco dietro di lui affondando, passo dopo passo, sempre più nel fango. A centinaia di chilometri di distanza, nel mondo di Muisne, avevo vissuto la stessa identica situazione. E' il 22 dicembre, alle 9 di mattina la barchetta partita da Muisne raggiunge una piscina di allevamento di gamberetti ormai abbandonata. Inizia la giornata di riforestazione. Al primo passo sono già nel fango fino alla cintola, completamente bloccato. Impossibile tornare indietro, impossibile avanzare. Penso all' evoluzione della nostra specie, al fatto che diventare bipedi sia stata una conquista positiva in molti ambienti. Ma sicuramente non qua, metto il sacchetto dei semi al collo e passo le successive tre ore a gattoni. Qualche metro davanti a me c' è Maria.

Maria ha una cinquantina d' anni, almeno 45 dei quali passati a raccogliere conchas fra le radici delle mangrovie. Nel fango. Tradizionalmente è il lavoro delle donne delle comunità dell' estuario, le cui mani piccole riescono ad arrivare dove non potrebbero quelle degli uomini, impegnati a pescare in mare aperto. O almeno così è stato fino a quando il rumore delle motoseghe non ha sovrastato quello delle onde...

Maria sembra camminare su un parquè appena lamato. Mentre io annaspo, lei saltella e va a portare un po' di semi a sua nipote, una bambina sorridente che li pianta minuziosamente nel fango. Con la stessa dedizione con cui un' altra bambina, in un altro luogo, potrebbe pettinare i capelli di una bambola.

Anche io sorrido e pianto minuziosamente, ma sorriderò ancora di più la sera, a casa, quando sotto la doccia cercherò, con dedizione, di lavare via tutto il fango che ho fra i capelli...

Maria e Javier, potrebbero essere una bella coppia...

Poco a poco prendo confidenza, metto i piedi esattamente dove li mette Javier e lo raggiungo, arriviamo assieme ad una capanna dopo quasi un ora di cammino. Mi spiega che qui vive un famiglia della comunità di Machakuyaku, bussiamo alla porta per salutare e dal balconcino si affacciano tre bambini. Ogni giorno vanno a scuola al centro, mi racconta Javier, un' ora di cammino nel fango all' andata e una al ritorno. Io cerco di asciugarmi velocemente il sudore e a nascondere le duecento pulsazioni al minuto...

Dopo un' altra mezz' ora arriviamo alla caverna.


(...continua...)


Nessun commento: